Perché il TAEG è diverso dal TAN
Il TAN misura il solo interesse sul capitale. Il TAEG comprende il TAN più tutte le spese obbligatorie del finanziamento: istruttoria, incasso rata, imposta di bollo e assicurazione obbligatoria. Per questo è il TAEG, e non il TAN, a dire quanto costa davvero un prestito.
Un esempio chiarisce tutto. Un prestito con TAN al 4% e spese di istruttoria alte può risultare più caro di uno con TAN al 4,5% e zero spese. Il TAEG schiaccia questi costi variabili in un'unica percentuale annua, e rende immediatamente confrontabili due offerte che sul TAN sembrano diverse.
Cosa entra nel TAEG e cosa no
Nel TAEG rientrano tutte le spese collegate e obbligatorie: istruttoria, gestione e incasso della pratica, imposta di bollo e le polizze assicurative imposte per ottenere il credito. La giurisprudenza è netta: se l'assicurazione è obbligatoria o contestuale all'erogazione, il suo costo va incluso, anche ai fini della verifica di usura.
Restano invece fuori le spese davvero facoltative, come una polizza offerta ma non imposta, e — nei mutui — perizia, notaio e imposte. Per questo lo strumento distingue l'assicurazione obbligatoria da quella facoltativa: la prima entra nel TAEG, la seconda resta un costo reale che paghi comunque, ma non pesa sul calcolo antiusura.
Verificare la soglia antiusura
La Banca d'Italia pubblica ogni trimestre i tassi soglia oltre i quali un interesse è usurario, distinti per categoria di credito e per importo. Sotto quella riga il contratto è legale; sopra, potete contestarlo. I valori cambiano ogni trimestre, quindi vanno verificati alla fonte al momento della firma: inserisci nel campo dedicato la soglia della tua categoria e lo strumento ti dice a che distanza sei.
Un TAEG vicino alla soglia non è illegale, ma è caro e merita attenzione. Un TAEG che la supera è un motivo concreto per fermarsi e rivolgersi a un'associazione di consumatori. Per capire da dove nascono questi limiti, leggi la guida su TAEG, TAN e tassi soglia.